Da bambina non avevo paura del mondo, come tutti i bambini crescono ingenui e ignari di com’è la realtà.
Già dall’inizio delle scuole medie sentivo un peso nel petto e la paura del giudizio e rifiuti ha iniziato ad offuscare la visione della realtà, non sapevo fosse ansia, non sapevo neanche il significato di questa parola fino all’inizio delle superiori.
Alla fine delle medie ho scelto un indirizzo delle superiori in cui non conoscevo nessuno perché avevo paura, di cosa? Non lo so realmente, ma ero terrorizzata solo dal pensiero di rivederli i compagni delle medie.
Fortuna volle che la prima superiore sia andata malissimo, l’ansia sociale ha completamente inondato la mia persona e ero diventata quella con l’ansia di parlare, di essere giudicata, di sbagliare e di essere rifiutata.
(Che poi venivo anche bullizzata ma poco importa quando il tuo unico pensiero è quello di sopravvivere nel mondo)
In seconda ho cambiato indirizzo, scelta coraggiosa che mi ha aiutato ad “ignorare” la paura del mondo, fino all’arrivo del covid.
Ricordo la paura di stare sola quando nessuno mi cercava, nessuno mi calcolava, nessuno mi voleva… A parte per i compiti perché ero brava e attenta in classe.
Ricordo anche il terrore di accendere la webcam e farmi vedere, fare vedere la mia faccia era un pensiero che mi divorava, non mi sentivo bella e volevo solo sparire, essere invisibile; tanto nessuno se ne sarebbe accorto, ero la ruota di scorta, ero nessuno.
Con questi “meravigliosi” pensieri che mi frullavano in testa ho ho cercato di farla finita, ma fortunatamente i farmaci che avevo erano basso dosaggio e mi hanno fatto solo venire mal di pancia.
E in quel momento ho deciso che non volevo morire, volevo solo scappare dal vuoto che mi parallizzava le giornate e quindi mi sono recata dal medico di base che mi ha mandata in urgenza al csm, posto che non avevo idea esistesse al tempo.
E da qui il mio viaggio di consapevolezza e recovery ha inizio.
Il medico psichiatra mi ha prescritto i farmaci, che prendevo regolarmente ma ciò non era abbastanza a quanto pare, perché l’ambiente di casa mi intossicava, quindi in quel periodo io, mio fratello e mia madre siamo andati in Albania per cercare un po’ di pace.
Ho mollato la scuola per un anno, e in realtà se fosse stato per il mio disagio mentale non avrei neanche ottenuto il diploma. Ma grazie all’insistenza di mia madre, dottori e terp sono riuscita con successo nella mia missione di prendere la maturità.
Piccola parentesi, la classe dei 2003 in cui ero finita faceva cagare, erano apparentemente tutti uniti ma in fondo si sentivano i conflitti e sono felice di non vederli più, anche se c’era solo una persona che in qualche modo mi faceva sentire vista.
Alla fine di questo inferno scolastico, non ero soddisfatta quindi ho deciso di intraprendere un’altro percorso all’inferno, ma questa volta in comunità socio riabilitativa a Tione, un paesino sperduto.
Qui ho svolto il percorso di recovery più tosto, avuto molti alti e bassi, ogni due mesi volevo lasciare il percorso, ma dottoressa, terp e operatori/educatori hanno insistito ancora una volta per intrappolarmi.
Intrappolata, sì, perché a una ragazza di 20 anni in un posto di vecchi con disturbi in vista non mi vedevo era piuttosto pesante, più le uscite concordate con orari e giorni, da fastidio.
È stata un’esperienza terribile, ma che mi ha fatto crescere tanto, ci sono stati alcuni ricoveri in spdc e alcuni fatti altrettanto pesanti, in se però mi sono trovata più bene con gli operatore che con gli utenti, erano troppo diversi da me.
A marzo del 2024 ho finito il mio percorso, alla buon ora dopo un anno e mezzo, e ho intrapreso un’altra percorso, questa volta al purgatorio, in un appartamento semiprotetto.
Posso dire che un percorso di recovery da disagio psichico è molto tosto, ma io ora sono molto più tosta, durante tutto il percorso si sono sottoposte sfide e momenti di crisi ma è in questi momenti che scopri te stesso, conosci le tue fragilità e il tuo potenziale, impari a parlare, a dare voce alla tua voce, non si è più una voce silenziosa.
Sicuramente avrò ancora alti e bassi e in quei momenti avrò bisogno di supporto ma piano piano con la terapia dialettico comportamentale, psicoterapia e sostegno dalla famiglia so di essere in grado di gestirli e di stare bene.


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